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Rugby, Presidente Ravenna scrive al Ct della Nazionale dopo le accusate all'arbitro: "Basta con la cultura degli alibi"

Дата публикации: 18-07-2026 06:08:00

Lettera aperta dopo il caso delle dichiarazioni del Ct Quesada sull'arbitraggio di Italia-All Blacks e la successiva squalifica di World Rugby. Il tecnico si scusa con l'arbitro: "Ho il massimo rispetto per lui così come per tutti gli ufficiali di gara"

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"Chi guida la Nazionale italiana non rappresenta solo i quindici in campo. Rappresenta migliaia di allenatori, dirigenti, arbitri, educatori e decine di migliaia di bambini che ogni fine settimana imparano cosa significhi davvero essere rugbisti". È il passaggio centrale della lettera aperta che il presidente del Ravenna Rugby Football Club, Mario Battaglia, ha rivolto al commissario tecnico della Nazionale italiana Gonzalo Quesada, pubblicata il 16 luglio sui canali social del club, all'indomani della vicenda che ha visto il tecnico azzurro sanzionato da World Rugby per alcune dichiarazioni sull'arbitraggio della sfida contro la Nuova Zelanda.

Il Ct Quesada aveva criticato pubblicamente alcune decisioni del direttore di gara francese Luc Ramos. Parole che gli sono costate una squalifica di due settimane, poi ridotta a una giornata in seguito al ricorso presentato dall'Italia, nell'ambito delle nuove direttive adottate da World Rugby per contrastare le dichiarazioni pubbliche sugli arbitraggi.

"Ti scrivo da presidente di un club di rugby - esordisce Battaglia - ma soprattutto da uno di quelli che, ogni settimana, vive il rugby dal basso. Quello dei bambini, dei genitori, degli educatori, dei volontari. Quello dove il risultato conta infinitamente meno dei valori che lasciamo ai ragazzi".

Il presidente del Ravenna chiarisce di non contestare il diritto di un allenatore a vivere con amarezza una sconfitta o a ritenere che possano esserci stati errori arbitrali. "Non perché non possa esistere un errore arbitrale. Non perché un allenatore non possa provare lecita frustrazione. Ma perché chi ricopre il tuo ruolo ha una responsabilità educativa enorme, che non può ignorare, forse persino superiore a quella tecnica".

Il cuore della lettera riguarda il valore educativo del rispetto per gli ufficiali di gara, principio che da sempre rappresenta uno degli elementi distintivi della cultura rugbistica. "Uno dei miei più grandi impegni in società è quello di spiegare ai genitori che il rispetto dell'arbitro è parte integrante del nostro sport. Passo ore a ricordare che a bordo campo non si urla contro il direttore di gara, che non si delegittima, che non si alimenta quella cultura della protesta continua che ha già devastato altri sport". E ancora: "Ai miei coach e ai miei team manager chiedo ossessivamente di rispettare ed aver cura di far rispettare una regola semplice: l'arbitro non si commenta. Se sbaglia, sbaglia. Se ha ragione, ha ragione. In ogni caso è una condizione della partita, non un problema della partita. Il rispetto viene prima della frustrazione".

Da qui la critica nei confronti del commissario tecnico azzurro. "Poi arriva il Commissario Tecnico della Nazionale e, davanti a telecamere e microfoni, demolisce pubblicamente l'operato arbitrale. Capisci il danno Coach? Da quel momento ogni genitore che urla dagli spalti, ogni allenatore che protesta, ogni ragazzo che contesta una decisione si sentirà legittimato a dire: 'Se lo fa il Ct dell'Italia, perché non dovrei farlo io?'".

Secondo Battaglia, "il tuo commento non colpisce soltanto quell'arbitro. Esso indebolisce l'autorevolezza di tutta la categoria degli arbitri, persone che già oggi fanno sempre più fatica a dirigere partite in un clima sereno, soprattutto nei campionati minori, dove spesso operano senza nemmeno vedersi rimborsate le spese, mossi solo dalla passione".

Il presidente del Ravenna richiama quindi quella che definisce la tradizione culturale del rugby. "Abbiamo cercato di distinguerci da quel tifo calcistico italiano fatto di alibi, vittimismo e ricerca ossessiva del colpevole esterno. Oggi, purtroppo, vedo affiorare anche nel nostro mondo quella stessa melma. Ed è un male assoluto. Basta con la cultura degli alibi. Si vince quando si gioca meglio dell'avversario. Si perde quando l'avversario è stato migliore, oppure quando noi non siamo stati abbastanza bravi. Se non si fa meta, il problema non è dell'arbitro. È nostro".

La lettera si conclude con un appello al ruolo di esempio che compete al commissario tecnico della Nazionale. "Comprendo la tua amarezza, ma non posso giustificare le tue parole. La leadership non si misura quando tutto va bene. Si misura soprattutto nella capacità di dare l'esempio quando si perde. Ed è proprio in quel momento che avremmo avuto bisogno del Gonzalo Quesada uomo, non del Gonzalo Quesada polemista. Perché le partite finiscono. I valori, invece, devono restare".

Le dichiarazioni di Quesada erano arrivate al termine della sconfitta contro gli All Blacks. "A essere del tutto onesti - aveva detto - penso che il punteggio sia in parte anche responsabilità della squadra arbitrale. Hanno commesso molti errori oggi; detto questo, credo che gli All Blacks meritino assolutamente la vittoria". Il Ct aveva quindi contestato alcune decisioni del francese Luc Ramos, sostenendo che "un paio di mete non avrebbero dovuto essere convalidate", ritenendo valida la meta di Menoncello e giudicando "severo" il cartellino rosso da 20 minuti inflitto a Niccolò Cannone. "Ho protestato ad alta voce, ma mi fermo qui, anche se avrei altro da dire. È terribile. E non mi piace mai parlare dell'arbitro. Ma quando vedo gli sforzi che fanno i miei giocatori, voglio difenderli", aveva aggiunto.

Per quelle dichiarazioni World Rugby ha inflitto a Quesada una squalifica inizialmente fissata in due settimane, applicando le nuove linee guida approvate nell'ambito del forum "Shape of the Game", che prevedono un irrigidimento nei confronti delle critiche pubbliche rivolte agli ufficiali di gara. La Federazione italiana ha presentato ricorso ottenendo la riduzione della sanzione a una sola giornata.

Al termine del procedimento disciplinare, il tecnico azzurro ha diffuso una nota pubblica nella quale ha riconosciuto l'errore. "Le mie dichiarazioni sono state fatte nell'emozione del momento, quando i miei pensieri erano rivolti solo ai miei giocatori e al rammarico che stavano provando dopo un test-match tanto intenso come quello contro la Nuova Zelanda. Questo spiega la mia reazione, ma non la scusa".

Quesada ha aggiunto di essersi scusato privatamente con Luc Ramos e di volerlo fare anche pubblicamente: "È un arbitro che merita di dirigere a questo livello ed ho il massimo rispetto per lui così come per tutti gli ufficiali di gara". Quindi il passaggio che richiama uno dei temi centrali della lettera del Ravenna: "Le discussioni relative all'arbitraggio dovrebbero svolgersi nei luoghi appropriati, e non in pubblico: le parole di noi allenatori e dei giocatori hanno un peso e possono contribuire a critiche o abusi nei confronti degli arbitri, in particolare sui social media, e mi dispiace profondamente se le mie dichiarazioni hanno avuto un ruolo in questo".

Il tema del rapporto con gli arbitri rappresenta da sempre uno dei tratti distintivi del rugby. Dalla formazione dei più giovani fino al massimo livello, il rispetto delle decisioni del direttore di gara è considerato uno dei principi fondanti del gioco, pur nella consapevolezza che, come in ogni disciplina sportiva, gli errori arbitrali possano verificarsi. È proprio su questo aspetto, più ancora che sul merito delle decisioni contestate durante Italia-Nuova Zelanda, che si concentra la riflessione proposta dal presidente del Ravenna Rugby.

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