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Mattarella a Seveso: no a scambi tra costi umani ed economici

Дата публикации: 10-07-2026 11:29:00

Fu un evento “tra i più drammatici” della storia italiana e “a livello globale” dice il Capo dello Stato rievocando “il trauma, le sofferenze, l’angoscia per la nube tossica e poi l’esodo che fu necessario”

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Icmesa

Fu un evento “tra i più drammatici” della storia italiana e “a livello globale” dice il Capo dello Stato rievocando “il trauma, le sofferenze, l’angoscia per la nube tossica e poi l’esodo che fu necessario”

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella il presidente Mattarella a Seveso per il 50° anniversario dell'incidente industriale dell'ICMESA

Un applauso e una standing ovation accolgono Mattarella al suo ingresso nella tensostruttura costruita nel Bosco delle Querce per la cerimonia del 50esimo anniversario del disastro della diossina dell’Icmesa. Poco prima il capo dello Stato aveva voluto incontrare i ragazzi delle associazioni sportive di Seveso. “Siete il futuro di questo parco, affido a voi la responsabilità di gestirlo nel migliore dei modi”. Sono passati 50 anni da quella tragedia ma, come ha detto la sindaca di Seveso, Alessia Borrioni “Oggi è il giorno del nostro riscatto” e ha ringraziato “il presidente per la sua presenza che è il riconoscimento del dolore e della dignità di una città che non ha mai smesso di credere nel futuro”. Nel suo discorso la memoria di quel momento, la distruzione, le case abbandonate, l’isolamento ma anche la speranza di chi rimase e ha saputo rialzarsi. Un riscatto, appunto, rappresentato dalla bonifica del bosco delle querce che è “l’anima di Seveso: noi – ha detto la sindaca -ora siamo contagiosi di vita”, ha concluso.

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Il dramma e la svolta

Quello, ricorda Mattarella nel suo discorso, fu un evento “tra i più drammatici” della storia italiana e “a livello globale” dice rievocando “il trauma, le sofferenze, l’angoscia per la nube tossica e poi l’esodo che fu necessario”. Ma il capo dello Stato ci tiene a dire che quello fu soprattutto “un punto di svolta” nella coscienza italiana ed europea per “la cultura della sicurezza e prevenzione”. In effetti, da quell’emergenza si impresse una accelerazione nell’elaborare norme “che ebbero un valore storico perché si fondarono sulla tutela della vita delle persone e dell’ambiente come diritto umano primario”. Ma quella svolta nacque però da una tragedia umana, con molte vittime a seguito della diossina, ai 200 bambini colpiti da malattie della pelle, alle donne in gravidanza. “Drammi personali e per la comunità” ma sostenuti dalla solidarietà e dall’aiuto dei Vigili del fuoco, dei medici e Mattarella ricorda pure la figura di Carlo Galante, l’operaio dell’Icmesa che entrò nel reparto in cui il reattore aveva causato il disastro e con una semplice mascherina azionò la valvola per limitare i danni. “Fu un’azione di vero eroismo”, insiste il capo dello Stato che non fa sconti ai responsabili.

Intollerabile irresponsabilità

“Risulta ancora oggi a distanza di 50 anni l’intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo”. Un giudizio senza appello che sottolinea come “la presenza di diossina fu prima taciuta e poi minimizzata” ma che fu “altrettanto sconcertante la circostanza che solo il disastro svelò che nello stabilimento veniva prodotto triclorofenolo. Altamente pericoloso. Reticenze e occultamenti gravissimi”. Insomma, oltre la tragedia ci fu “l’imperdonabile ritardo delle informazioni”.

La riscossa civile

Mattarella vuole però celebrare quella che chiama una “riscossa civile” della popolazione e prende a esempio il Bosco delle Querce come “testimonianza di una ricomposizione dell’ecosistema”. E aggiunge “il futuro è stato riconquistato”. Questo anche grazie al fatto che dopo il disastro si è dato vita “a norme stringenti come la valutazione di impatto ambientale e le autorizzazioni ambientali a difesa dei cittadini”. Ricorda le tre direttive di Seveso che sono divenute leggi europee.

No a scambi tra costi economici e umani: ue sia equilibrata

Ma oggi, quale lezione lascia Seveso? “Il progresso tecnologico deve essere a servizio dell’uomo, delle comunità”. Ed è più netto quando dice che “qualsiasi opinione che immagini cinicamente uno scambio tra costi umani e vantaggi economici va respinta con fermezza”. Ecco perché chiama in causa l’Europa che deve “offrire una risposta equilibrata” davanti a queste scelte.

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