Addio bicchieri XXL e cocktail ?big size?. Nelle drink list conquista spazio il formato tiny: mini drink preparati con le stesse proporzioni delle ricette tradizionali, ma serviti in...
Addio bicchieri XXL e cocktail “big size”. Nelle drink list conquista spazio il formato tiny: mini drink preparati con le stesse proporzioni delle ricette tradizionali, ma serviti in quantità ridotte. Sono pensati per chi vuole esplorare la carta nel segno del less is more, contenendo sia il consumo di alcol sia la spesa complessiva.
Ad Amsterdam, durante la prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, ho avuto l’ennesima conferma che la tendenza non sia più circoscritta a pochi locali. Anzi.

Ad Amsterdam, durante la prima edizione di Europe’s 50 Best Bars, ho avuto l'ennesima prova che la tendenza ormai non sia isolata a pochi locali, anzi.
Ecco tre indirizzi da provare.
LA MIA ESPERIENZA AD AMSTERDAM
L’Nduja Plane del Fitz’s Bar
Al Fitz’s Bar, all’interno del Pillows Grand Boutique Hotel Maurits at the Park, ho assaggiato l’Nduja Plane, rivisitazione piccante del Paper Plane, il classico contemporaneo creato nel 2008 dal bartender Sam Ross. La ricetta combina limone, Vecchio Amaro del Capo Red Hot Edition, Bitter Cordusio e Michter’s US*1 Original Sour Mash.
Il risultato è un drink intenso e deciso, nel quale le note del peperoncino calabrese si inseriscono nella struttura agrumata, dolce e amaricante della ricetta.

Il Mini Last Word del Bar The Tailor
Al Bar The Tailor dell’Anantara Grand Hotel Krasnapolsky Amsterdam i grandi classici possono essere ordinati anche in formato ridotto.

Il Mini Last Word del Bar The Tailor
Al Bar The Tailor dell’Anantara Grand Hotel Krasnapolsky Amsterdam, i grandi classici possono essere ordinati anche in formato ridotto.
Io ho scelto il Mini Last Word, preparato con gin, maraschino Luxardo, succo di lime e Chartreuse verde. Viene servito in una minuscola coppetta dallo stelo lungo, completata da una piccola ciliegia.
Le dimensioni cambiano, l’equilibrio della ricetta no. Il risultato è impeccabile: pochi sorsi nei quali ritrovare tutta la complessità del cocktail originale.
Il Brown Butter Boulevardier del Sofitel
Al Flying Dutchman, il raccolto “brown café” del Sofitel Legend The Grand Amsterdam, il bartender Aleks Marinov mi ha proposto una porzione ridotta del suo Brown Butter Boulevardier.
È una versione più morbida e avvolgente del Boulevardier tradizionale, preparata anche con Cinzano Vermouth Rosso.
Il brown butter arrotonda le note amare, aggiunge profondità e regala al drink una consistenza più vellutata.

IL FLIGHT
Oltre ai singoli drink, alcuni bar propongono cocktail flight composti generalmente da due o tre ricette in formato ridotto. Possono essere diverse interpretazioni dello stesso classico oppure drink preparati con distillati di marchi differenti.
Il volume varia secondo il locale e la ricetta, ma ogni assaggio contiene normalmente una quantità di liquido nettamente inferiore rispetto a quella di un cocktail tradizionale.
Il format si ispira alle degustazioni di vino: non si ordinano semplicemente tre piccoli drink, ma un percorso comparativo costruito intorno a un ingrediente, a una tecnica, a un territorio o alle diverse interpretazioni di una stessa ricetta. In alcuni locali il flight può essere accompagnato da tapas o piccoli abbinamenti gastronomici, ma il food pairing non costituisce una caratteristica obbligatoria del formato.

PICCOLO SIGNIFICA PERFETTO FINO ALLA FINE
Il mini drink piace non soltanto perché costa meno e permette di assumere meno alcol, ma anche perché assicura una temperatura ottimale fino all’ultimo sorso, soprattutto nel caso dei cocktail serviti senza ghiaccio.
Già una decina di anni fa Luca Marcellin, al Four Seasons Hotel Milano, portava al tavolo il Martini suddiviso in fialette adagiate nel ghiaccio, per garantire una bevuta impeccabile dall’inizio alla fine.
QUANTO COSTA UN MINI COCKTAIL?
Attenzione, però: metà liquido non significa necessariamente metà prezzo.

La materia prima rappresenta soltanto una parte del costo finale. Preparare un mini cocktail richiede quasi gli stessi passaggi di una porzione tradizionale: miscelazione, ghiaccio, guarnizione, servizio e lavaggio della cristalleria. Per questo, se un cocktail standard costa circa 15 euro, la versione mini può essere proposta a 9 o 10 euro, anziché 7,50. Il prezzo per centilitro risulta quindi più alto, ma la spesa per il singolo drink resta inferiore.
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