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Aree interne, Strategia flop. Dopo 10 anni spesa al 56%

Дата публикации: 28-04-2026 12:44:00

Quasi 4,6 milioni di italiani risiedono nelle aree interne a maggiore rischio di spopolamento e poste al centro della Strategia nazionale, finanziata da risorse europee e nazionali. Nel complesso si...

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Politiche di coesione

I piani 2014-2020 dei Comuni più isolati da servizi sanitari, istruzione e mobilità: interventi per 706,5 milioni su 1,2 miliardi di euro. In ritardo il nuovo ciclo 2021-2027

(AdobeStock)

Quasi 4,6 milioni di italiani risiedono nelle aree interne a maggiore rischio di spopolamento e poste al centro della Strategia nazionale, finanziata da risorse europee e nazionali. Nel complesso si tratta di 1.904 Comuni gravati da quello che si può a tutti gli effetti considerare un deficit di cittadinanza, perché sono localizzati a lunga distanza dai centri di offerta di servizi essenziali, vale a dire istruzione, salute, mobilità. Sono trascorsi oltre dieci anni dal varo della Strategia nazionale ma i risultati ad oggi sono quasi fallimentari. Finora è stato speso poco più della metà delle risorse messe in campo all’alba della programmazione 2014-2020: 706,5 milioni su 1,2 miliardi di euro, il 56,7 per cento. Risorse che servirebbero, citando alcuni esempi, per potenziare ambulatori, farmacie di servizi, attività domiciliare di medicina generale, infermieri di comunità, servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e di trasporto scolastico dedicato, formazione per gli insegnanti della scuola primaria, primi cicli di miglioramento dell’offerta scolastica degli istituti tecnici e professionali, cooperative per la gestione di servizi agli anziani. Ma anche salvaguardia di attività artigiane, incentivi al turismo locale.

Il bilancio, basato su una previsione di pagamenti al prossimo 30 giugno, è contenuto nella “Relazione sugli interventi nelle aree sottoutilizzate” allegata al Documento di finanza pubblica approvato la scorsa settimana dal consiglio dei ministri. E nel frattempo, emerge dallo stesso documento, la nuova Strategia, che dovrebbe coprire il periodo 2021-207, è pericolosamente in ritardo. Nella Relazione, elaborata dagli uffici del ministro per gli Affari Ue, il Pnrr e la coesione, Tommaso Foti, sono ben distinte le fonti di finanziamento. Se per la quota della Strategia coperta da fondi europei – pari a 545 milioni – si prevede la completa rendicontazione, l’avanzamento di spesa delle risorse nazionali, cioè i restanti 700,8 milioni ripartiti tra Fondo sviluppo e coesione, risorse Cipess e fondi regionali, comunali o delle Asl, è fermo addirittura al 23 per cento, a fronte di impegni arrivati al 55 per cento.

Riassumendo tutti i numeri della questione, sollevata come punto critico anche dal ministro Foti in audizione in Parlamento, le aree interne selezionate nella programmazione 2014-2020 sono state 72 tra Nord e Mezzogiorno, per un totale di 2 milioni di abitanti e circa il 17% della superficie nazionale. Ma la fase di definizione dei 72 Accordi di programma quadro attuativi si è conclusa solo alla fine del 2021. Da lì in poi anche l’attività di monitoraggio delle attività si è rivelata complicata e nel 2025 il Dipartimento per le politiche di coesione ha iniziato a stringere i bulloni per avere informazioni certe e più dettagliate.

Nel frattempo si è messa in moto, non senza difficoltà, la macchina della programmazione 2021-2027 che prevede 56 nuove aree che si aggiungono alle 71 (su 72) del ciclo 2014-2020 che sono state confermate. In tutto 127 aree per oltre 1.900 Comuni e quasi 4,6 milioni di italiani. Nel 2023 è stata istituita una cabina di regia per l’approvazione del Piano strategico per lo sviluppo delle aree interne, approvato quasi due anni dopo, e le prime Strategie di area sono state approvate all’inizio del 2026. Si impone un’accelerazione e, per snellire il procedimento, il Dipartimento lavora a una piattaforma informatica di gestione dei vari Accordi di programma quadro. Replicare i ritardi del precedente periodo di spesa sarebbe imperdonabile.

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