La FIFA accelera sul progetto commerciale, l'Europa alza il muro. Tra accuse di scarsa condivisione e timori per il futuro della governance del calcio, i rapporti tra Zurigo e Nyon sono ai minimi storici Il fragile equilibrio del calcio mondiale ris
FIFA-UEFA
La FIFA accelera sul progetto commerciale, l'Europa alza il muro. Tra accuse di scarsa condivisione e timori per il futuro della governance del calcio, i rapporti tra Zurigo e Nyon sono ai minimi storici Il fragile equilibrio del calcio mondiale ris
di Lorenzo Giardi
30 lug 2026

Gianni Infantino
Tra la FIFA del presidente Gianni Infantino e la UEFA è in corso un confronto durissimo che potrebbe segnare un punto di non ritorno nei rapporti tra le due principali istituzioni del pallone. Al centro della disputa c'è il progetto con cui la FIFA intende valorizzare ulteriormente i propri diritti commerciali, aprendo la porta a capitali privati attraverso una nuova struttura societaria dedicata. Secondo l'organizzazione guidata da Infantino, l'operazione consentirebbe di aumentare sensibilmente le risorse economiche da destinare allo sviluppo del calcio in ogni continente, garantendo maggiori investimenti alle federazioni affiliate. Una visione che, però, non convince la UEFA. L'organismo europeo contesta soprattutto il metodo adottato dalla FIFA, ritenendo insufficiente il coinvolgimento delle confederazioni in una scelta destinata ad avere effetti profondi sull'intero movimento calcistico internazionale.
Il timore è che il peso crescente degli investitori privati possa modificare gli equilibri della governance del calcio mondiale, riducendo il ruolo delle istituzioni sportive. Il clima si è rapidamente surriscaldato. A Nyon si lavora per costruire una posizione comune tra le 55 federazioni europee, mentre da Zurigo filtra la convinzione che il progetto rappresenti un'opportunità storica per garantire nuove entrate e sostenere la crescita del calcio anche nei Paesi emergenti. Le divergenze, tuttavia, vanno oltre il piano economico. Da tempo FIFA e UEFA si confrontano su modelli di sviluppo differenti: dall'allargamento delle competizioni internazionali al calendario sempre più congestionato, fino alla distribuzione dei ricavi e al peso politico delle diverse confederazioni. L'attuale scontro appare quindi come l'ultimo capitolo di una rivalità che dura ormai da anni. Nessuno, al momento, parla apertamente di rottura definitiva. Ma la distanza tra le parti non è mai stata così evidente. Le prossime settimane saranno decisive per capire se prevarrà la strada del dialogo oppure quella dello scontro istituzionale, con conseguenze che potrebbero ridisegnare gli assetti del calcio mondiale per i prossimi decenni.
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