Вход на сайт

Просмотр новости

Найдите то, что Вас интересует

Gianni Schiavon e l'innovazione di Zintek: «Da Marghera al mondo grazie a zinco e titanio»

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

Il colpo di genio è stato quello di trasformare la lamiera industriale in una lega di zinco-rame-titanio, "zintek", un prodotto che sembra nato per la moderna architettura....

Основное содержимое страницы с новостью.

Il colpo di genio è stato quello di trasformare la lamiera industriale in una lega di zinco-rame-titanio, "zintek", un prodotto che sembra nato per la moderna architettura. È naturale, ecologico, riciclabile, sostenibile e garantisce lunghissima durata. La "Zintek" di Porto Marghera è l'unica azienda in Italia a produrlo, ogni anno migliaia di tonnellate che vanno in giro per il mondo. Tanto moderni da aver creato una Academy che forma i nuovi professionisti della lattoneria con patentino riconosciuto; e da pubblicare "Architypes" un magazine in più lingue. Capaci di confrontarsi, infine, sul "valore dell'involucro edilizio in architettura" in un convegno appena concluso a Milano in collaborazione col Politecnico. Tutto nasce in uno dei cinque più antichi insediamenti industriali di Porto Marghera. Si chiamava Montevecchio, prendeva origine dalla miniera sarda di Monteponi-Montevecchio. In 90 anni qui sono passati i personaggi più illustri della metallurgia in Italia, a incominciare da Turno De Michelis, il padre di Gianni e Cesare, che era stato direttore dello stabilimento. Da azienda privata al gruppo Eni negli anni del miracolo economico, quando aveva 600 dipendenti e non c'era automazione. Allora Porto Marghera era l'area industriale con la più alta concentrazione operaia d'Europa. Dal 1997 il passaggio alla famiglia Cordioli, tre fratelli imprenditori del Veronese che col gruppo Cordifin operano in ambito industriale, alberghiero, immobiliare e finanziario. Un centinaio di dipendenti, lo stabilimento di produzione si estende su quasi 100 mila metri quadrati, diventano 420 mila di area produttiva e commerciale con le sedi di Milano e Verona. Quando apre la Monteponi a Porto Marghera ci sono migliaia di lavoratori, una classe operaia "sbarcata dal nulla", contadini reclutati nelle campagne circostanti, impoveriti dalla Grande Guerra e poi dalla Grande Crisi. Tutti in un raggio di 40 chilometri percorribili mattina e sera in bicicletta. I primi dipendenti veneziani andavano a lavorare in vaporetto, proprio come se la nuova zona industriale fosse un nuovo sestiere della città. Giuseppe Volpi di Misurata, l'inventore di Porto Marghera, si vantava di aver alzato le ciminiere, i nuovi campanili, dove prima c'era la palude. Dietro ancora oggi si perde la barena che è piatta e sembra di vedere l'infinito. Dal 2004 amministratore unico di Zintek è il mestrino Gianni Schiavon, 65 anni. Una vita nei laminati prima come direttore di produzione e poi come traghettatore del passaggio da lamina industriale a prodotto per l'architettura, sempre nella stessa azienda dove aveva lavorato come impiegato tecnico il padre Sergio.

Conosceva la fabbrica fin da bambino?
«La fabbrica l'ho vista da piccolo quando a Natale e alla Befana c'era la consegna dei doni ai figli dei dipendenti, i giocattoli, la calza. Ho trascorso la mia intera vita lavorativa in questa azienda, dal 1983, lo stesso anno in cui mi sono sposato con Elena: ho due figli, Luisa e Stefano, e due nipoti Edoardo e Ludovica. Due strade parallele che viaggiano assieme: la famiglia e la fabbrica. Così come con mio padre viaggiavano parallele le sorti della nostra famiglia e della fabbrica. Anche se l'area industriale di Porto Marghera allora era diversa, da bambino mi sembrava una città di ciminiere e cisterne che non finiva mai».

La vostra è una delle poche grandi imprese rimaste a Porto Marghera?
«Siamo in fase di trasformazione dovuta al post-impresa tradizionale: ci sono attività nuove nell'economia sostenibile, il polo dell'idrogeno, il possibile deposito delle terre rare, si parla persino di nucleare. Oggi, nonostante le iniziative virtuose attivate, viviamo tutti i problemi dell'industria italiana: il tempo di uscire dal Covid ed ecco i rialzi dei costi energetici, delle materie prime, gli intralci della burocrazia. Oggi fare industria in Italia è eroico: paghiamo quattro volte i costi dell'energia rispetto all'Europa. Poi i grandi temi, a incominciare dal personale. Si prevede che nel 2050 mancheranno in Italia 5 milioni di lavoratori. Questa è la fotografia di un paese e della collocazione dell'industria nella realtà del paese. Prendiamo la questione Ilva: fa parte del tema che riguarda il futuro dell'industria italiana, la gestione dell'impresa pubblica, la difficoltà che abbiamo davanti a problemi di questo tipo. Credo che l'Italia debba scegliere se diventare paese industriale dando anche la possibilità alle imprese di potersi sviluppare. L'acciaio è un prodotto strategico, non si può fare industria senza. Devi per forza scegliere».

Cosa è accaduto con gli anni Duemila alla Zintek?
«Siamo diventati punto di riferimento per il mondo dell'involucro. Il nostro cliente finale è il lattoniere, ma anche questi specialisti stanno scomparendo. Ascoltando i più anziani abbiamo raccolto le loro storie e le esigenze del mestiere. All'inizio non c'erano scuole di formazione, nemmeno testi. Noi abbiamo fatto un trattato tecnico-scientifico di 500 pagine, un volume unico al mondo: in italiano e in inglese, con tutti i disegni e le tecniche. Abbiamo sviluppato un modello d'azienda e un progetto culturale, seguiamo le opere dando consulenza progettuale, anche nei dettagli. Ogni opera per noi è opera unica. Penso ad alcuni dei nostri lavori più recenti: il padiglione centrale della Biennale Architettura; tutti i rivestimenti nell'Isola di San Giacomo in Paludo: la realizzazione dell'Hotel Ampezzo a Cortina e, sempre a Cortina, i lavori per il Cristallo quello famoso per il cinepanettone. Ma siamo anche in Cina, in Corea, a Singapore. Ci piace dire che facciamo cose ordinarie in modo straordinario».

Il lavoro al quale tenete di più?
«La realizzazione del quartiere "Le Albere" a Trento progettato da Renzo Piano: non solo perché il grande architetto ha scelto Zintek, ma anche perché è stata un'esperienza umana e di cantiere durata un paio d'anni, dal 2010 al 2012. Ci ha permesso di esprimere la nostra capacità nel coinvolgimento di una filiera di artigiani che rappresentavano il grande valore italiano. Si tratta di un quartiere residenziale dove ci sono il museo, la biblioteca universitaria, un parco. C'è la vita, il verde, l'acqua, l'energia. Già nel 2005 avevamo realizzato il più grande centro Carefour d'Europa a Limbiate, poi l'ospedale Auxologico di Milano, sempre a Milano, al Portello, il centro mondiale del Gioiello».

Come nasce l'amministratore Gianni Schiavon?
«Sono cresciuto a Mestre nella zona della Gazzera, nasco nella città che diventa il contenitore di tutti coloro che vengono a lavorare a Porto Marghera determinando una crescita demografica e culturale. Dopo gli studi, da giovane entro in quest'azienda che allora si chiamava Samim e faceva parte dell'Eni. Comincio a lavorare nello stabilimento con i grandi metallurgisti chiamati come consulenti per la produzione della nuova lega di zinco-titanio prodotta da una colata continua. Ho visto la prima colata di zintek nel 1984 e ho potuto seguire il suo movimento nel mercato dall'Eni al passaggio di proprietà. Conoscendo l'applicazione del prodotto, trovavo paradossale che non si facesse niente per l'architettura e ci si limitasse alla sola esportazione del materiale. Così nel 2003 nasce il "progetto zintek" per trasformare la lamiera industriale in prodotto per l'architettura. Una sfida complessa che ha avuto un grande successo. Ho seguito la trasformazione e l'affermazione di questa lega, oggi è una filiera che va dalla fusione del materiale alla produzione e fino all'applicazione. Ci siamo mossi subito nel territorio per l'applicazione nel restauro conservativo: a Venezia dal Mulino Stucky-Hilton alle Corderie di Murano, a tutti i nuovi pontili del Canal Grande e da Piazzale Roma al Lido. Tutto parte dallo Stucky, fino ai nuovi Giardini Reali di San Marco. E' un materiale prodotto nella città per la città, un filo logico tra passato e attualità».

Схожие новости

#Наименование новостиТональностьИнформативностьДата публикации
1Ex Ilva: Pirelli valuta investimento fino a 100 milioni, interesse di Webuild per hub carpenteria. Vertice anche con i big dell’acciaio per cordata nazionale09.7105-08-2026
2Intesa Sanpaolo e Confindustria lanciano “Zes 2.0”, 60 miliardi per investimenti e sviluppo015.5416-07-2026
3Folgiero, 'trasformazione industriale storica per Fincantieri'5706-07-2026
4Open Fiber, competenze e persone sono le vere protagoniste dell’innovazione tecnologica010.5415-07-2026
5Esperto, dobbiamo raccontare l'Italia rurale per evitare il degrado5707-07-2026
6Generali Italia investe nell’inclusione: il PizzAutobus diventa un modello concreto08.7523-03-2026
7TIM, aumenti di prezzo: rimodulate oltre 6 milioni di utenze nel primo semestre 202608.801-08-2026
8GEFERTEC Launches arcTitan, a Sealed-Chamber WAAM System Built for Titanium013.0205-08-2026
9Разработка собственных композитов мирового уровня для силовых элементов — это ...05.1708-09-2026

Классификация: Пресс-релизы. Схожих патентов: 0. Схожих новостей: 9. Тональность: 0. Информативность: 9.39. Источник: www.ilgazzettino.it.