SOLETO - Fine pena mai. Neanche per discutere la tesi di laurea, ottenuta con il massimo dei voti all?età di 73 anni. Quella di Pietro Pianese, ex boss della camorra detenuto a...
SOLETO - Fine pena mai. Neanche per discutere la tesi di laurea, ottenuta con il massimo dei voti all’età di 73 anni. Quella di Pietro Pianese, ex boss della camorra detenuto a Spoleto, è una storia di riscatto che si incrocia però con i tempi lunghi e tortuosi della burocrazia. Giovedì scorso avrebbe voluto discutere la tesi di laurea nell’ateneo di Perugia, dove si era iscritto dopo l’arrivo a Spoleto, ma la sua richiesta di permesso all’ufficio del magistrato di sorveglianza non ha ottenuto risposta. Così, a tempo di record, è stata allestita un’aula all’interno della Casa di reclusione di Maiano, dove la commissione dell’Università degli Studi di Perugia si è recata per incoronare il nuovo dottore.
Pianese, originario di Giugliano, è entrato in carcere per la prima volta nel 1971, quando aveva appena 18 anni. L’ultimo arresto risale al 2006, ad Amsterdam, dopo un periodo di latitanza. La sua storia personale è stata contrassegnata da pesanti vicende per cui ha subito la condanna all’ergastolo. Nel corso della sua vita ha cambiato una ventina di istituti penitenziari e negli ultimi 20 anni è iniziato il suo percorso di riscatto. A Fossombrone si è diplomato ragioniere, mentre a Urbino ha conseguito la laurea triennale. Cinque anni fa è arrivato a Spoleto e un anno dopo ha ripreso gli studi. La questione carceraria è stata al centro del percorso accademico che l’ha portato al conseguimento della laurea magistrale in Comunicazione pubblica digitale d’Impresa: «Punizione, Riparazione, Riabilitazione. Per una rilettura critica della governance penitenziaria» è stato il titolo della tesi, con il professore Marco Damiani, del dipartimento di Scienze Politiche, come relatore.
A fianco di Pianese, in questo percorso, c’è stato anche un docente volontario, il professore Salvatore Savastano, insegnante di Economia Aziendale all’Istituto professionale “Orfini” di Foligno. È stato proprio Savastano ad aiutare Pianese a mettere in ordine i dati e le fonti. E, ora, è sempre il suo tutor a raccontare questa storia, evidenziando come nella tesi, scritta da dentro il carcere, il neo laureato tenga insieme tre parole centrali: punizione, riparazione e riabilitazione. «Pianese dice che la condanna va scontata e che giustificarsi non serve. Aggiunge che la giustizia ripartiva non sostituisce la pena, ma può accompagnarla. E che senza studio, lavoro e un fine pena reale non si muore solo fuori: si muore anche dentro». L’ex boss viene descritto come un detenuto modello: in carcere ha studiato, lavorato, fatto teatro e scritto anche un libro sul fine pena mai. Un percorso brillante, che ha dato valore e sostanza all’articolo 27 della Costituzione, pur nell’amarezza per quella richiesta di permesso rimasta in sospeso.
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