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L'allarme di Cna: l'Umbria cresce, ma ad un passo più lento rispetto al resto del Paese

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

PERUGIA - L?economia umbra cresce, ma con un passo più lento rispetto al resto del Paese. Gli indicatori disponibili per il 2026, tra dati acquisiti e proiezioni, restituiscono...

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PERUGIA - L’economia umbra cresce, ma con un passo più lento rispetto al resto del Paese. Gli indicatori disponibili per il 2026, tra dati acquisiti e proiezioni, restituiscono un Pil atteso a +0,5%, investimenti in ripresa e consumi deboli. «L’Umbria dimostra di resistere, pur nelle difficoltà, ma i suoi ritmi restano inferiori rispetto alla media nazionale», osserva Roberto Giannangeli, direttore regionale della Cna. Il quadro emerge dallo studio che il Centro studi Sintesi (Css) ha elaborato per l’associazione e nel quale convivono segnali di tenuta ed elementi di debolezza. Capitolo Pil. Secondo l’elaborazione Css, su dati Istat e Prometeia, dopo il +0,8% del 2024 e il +0,3% del 2025, quest’anno la crescita dovrebbe risalire allo 0,5%, restando al di sotto del +0,7% previsto per l’Italia. Una distanza che sul medio periodo scompare: dal 2021 al 2026 il dato umbro si attesta al +7,8% contro il +7,9% nazionale. «Le proiezioni sull’economia umbra del primo semestre facevano intravedere una situazione peggiore di quella che i dati effettivi hanno dimostrato», osserva Giannangeli, rimarcando il rallentamento e il gap con le regioni più sviluppate. Nonostante la frenata, un segnale positivo arriva dagli investimenti che, dopo il +4,3% dello scorso anno, nel 2026 dovrebbero attestarsi al +2,3% contro il +2,5% nazionale e sul quinquennio il confronto diventa ancora più favorevole: +25,6% contro +21,5%. È sui consumi che la forbice si allarga. Per il 2026 si prevede un aumento dello 0,8%, in linea col dato nazionale, ma dopo tre anni di stagnazione. Dal 2021 la spesa delle famiglie è cresciuta del 6,7%, contro il 10,1% in Italia. E questo nonostante una dinamica dei prezzi più contenuta: nei primi sette mesi l’inflazione si è attestata all’1,3%, contro il 2,3% nazionale. A guidare i rincari, servizi ricettivi e ristorazione (+4,3%), sanità (+3,3%) e alimentari (+1,3%). «Pesano la bassa redditività delle imprese, salari inferiori rispetto al resto del Paese e un’eccessiva tassazione locale», sostiene Giannangeli, che pone l’accento sull’aumento dell’Irpef regionale e sul peso di tariffe dei rifiuti e addizionali comunali. Segnali favorevoli arrivano dal mercato del lavoro e dal turismo. Nel primo trimestre gli occupati hanno raggiunto quota 385.927, il livello più alto dal 2021 e in crescita per il terzo trimestre consecutivo. Rispetto a cinque anni fa sono 37.623 in più (+10,8%), mentre per il 2026 le stime indicano un aumento del 3,9%. Quanto al turismo, nei primi sei mesi le presenze hanno raggiunto 3,5 milioni, +7,1% sullo stesso periodo 2025 e quasi il 45% sopra i livelli del 2019. A spingere sono gli italiani (+11,1%), mentre gli stranieri restano pressoché stabili (+0,3%). Più contenuta la performance dell’export, salito dello 0,6% nel semestre contro il +4,5% nazionale. A sostenere il fatturato estero, mezzi di trasporto (+12%) e sistema moda (+8%), mentre arretrano macchinari (-9%) e agroalimentare (-8%). Tra le criticità segnalate, quelle riguardanti il tessuto imprenditoriale, elaborate sulla base dei dati Movimprese. A giugno le imprese attive erano 76.834, in calo dell’1,3% annuale e del 4,2% rispetto al 2021, con l’artigianato che segna un -6,5%. «Se confrontato con l’aumento del numero di occupati – osserva Giannangeli – il dato ci preoccupa meno e dimostra che le imprese hanno raggiunto una dimensione media maggiore». Altra nota dolente, la stretta creditizia: a marzo i prestiti alle imprese ammontavano a 8,5 miliardi, in calo dello 0,7% annuale e del 9% rispetto al 2021 con le piccole imprese che nel quinquennio hanno subito un -29,4%. «A differenza di quanto accade in Toscana o nelle Marche, scontiamo l’assenza di misure di accompagnamento a tale segmento di imprese», rileva il direttore Cna che alla Regione chiede «nuove politiche industriali e fiscali» e una programmazione che, in vista dei fondi europei 2028-2034, allarghi lo sguardo al Centro Italia. «Non a caso abbiamo lanciato la proposta di siglare un patto con Lazio, Toscana, Marche e Abruzzo», conclude Giannangeli. «In un’Europa che cambia sarà più difficile affrontare le sfide in solitudine». 

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