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Suo padre Robert Kardashian morì a 59 anni per un tumore dell’esofago. Ora Kim rivela di avere un’esofagite. Che rapporto c’è tra esofagite, reflusso, Barrett e tumore? La risposta degli studi scientifici

Дата публикации: 18-09-2026 09:18:11

Per Kim Kardashian la parola “esofago” non può essere una parola come le altre. Suo padre Robert Kardashian è morto nel 2003, a soli 59 anni, proprio per un tumore dell’esofago. È facile capire, quindi, perché scoprire oggi di avere […]
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Per Kim Kardashian la parola “esofago” non può essere una parola come le altre. Suo padre Robert Kardashian è morto nel 2003, a soli 59 anni, proprio per un tumore dell’esofago. È facile capire, quindi, perché scoprire oggi di avere un’esofagite possa avere per lei un peso particolare. E perché la notizia, comparsa nel nuovo trailer di The Kardashians, abbia immediatamente riacceso l’attenzione sulla storia della sua famiglia. Nel trailer Kim, 45 anni, viene mostrata anche in ospedale e racconta di avere «qualcosa che si chiama esofagite». Subito arriva la domanda che probabilmente molti si farebbero al suo posto: può esserci un legame con la malattia che ha ucciso suo padre? People, che ha ricostruito la vicenda, precisa che al momento non sono stati resi noti né la causa né la gravità dell’esofagite di Kardashian.

Bruciore di stomaco: sette rimedi naturali da provare

Ma la sua storia permette di affrontare una questione che riguarda moltissime persone. Quando un’infiammazione dell’esofago è semplicemente tale e quando, invece, merita qualche controllo in più? E soprattutto: che rapporto c’è tra reflusso, esofagite, esofago di Barrett e tumore? Su questo la ricerca scientifica consente di fare chiarezza, senza creare allarmismi ma anche senza sottovalutare i segnali che meritano attenzione. A fare chiarezza sono gli studi scientifici e il dottor Paolo Beretta, responsabile dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Istituto Clinico Città Studi (ICCS).

Che cos’è l’esofagite diagnosticata a Kim Kardashian

L’esofagite è un’infiammazione della mucosa dell’esofago, il canale che trasporta cibi e bevande dalla bocca allo stomaco. Una delle cause più frequenti è la malattia da reflusso gastroesofageo, o GERD, nella quale il contenuto dello stomaco risale ripetutamente verso l’esofago.

Proprio alla diagnosi e alla gestione del reflusso sono dedicate le Linee guida italiane pubblicate nel 2025, elaborate congiuntamente dalle principali società scientifiche italiane del settore – SIGE, SINGEM, AIGO e SIED – insieme alla SIMG, la Società Italiana di Medicina Generale. Le linee guida sottolineano l’importanza di una corretta diagnosi della malattia da reflusso e della valutazione delle sue possibili complicanze. Come spiega anche il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK), un reflusso gastroesofageo persistente può provocare nel tempo complicanze come esofagite, restringimento dell’esofago ed esofago di Barrett.

Questo, però, non permette di stabilire che il reflusso sia la causa dell’esofagite di Kim Kardashian. Al momento non è stato comunicato che tipo di esofagite abbia né che cosa l’abbia provocata.

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Esofagite e tumore all’esofago: c’è davvero un legame?

È la domanda inevitabile dopo la storia di Kardashian: un’esofagite può trasformarsi in un tumore? Non esiste un passaggio automatico dall’una all’altro. L’esofagite è un’infiammazione, mentre il tumore dell’esofago è una malattia oncologica. Esiste tuttavia una relazione, in alcuni pazienti, tra reflusso gastroesofageo cronico, esofago di Barrett e un particolare tipo di tumore dell’esofago, l’adenocarcinoma.

Il National Cancer Institute indica infatti il reflusso gastroesofageo tra i fattori associati a un aumento del rischio di adenocarcinoma esofageo. L’irritazione cronica può contribuire a modificare le cellule che rivestono la parte inferiore dell’esofago: è ciò che può verificarsi nell’esofago di Barrett. Ma è importante non trasformare questa associazione in una previsione individuale. La maggior parte delle persone con esofago di Barrett non sviluppa un tumore, precisa il NIDDK. «Ci sono tre voci principalmente responsabili del tumore all’esofago: in primis l’alcol, poi il fumo e l’obesità», precisa il Dottor Paolo Beretta, responsabile dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Istituto Clinico Città Studi (ICCS). «La prevenzione deve passare principalmente dalla corretta gestione di questi tre fattori di rischio e dagli esami endoscopici eventualmente prescritti dallo specialista».

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Che cos’è l’esofago di Barrett

Nell’esofago di Barrett il tessuto che normalmente riveste l’esofago cambia, assumendo caratteristiche differenti rispetto alla mucosa esofagea normale. La condizione è associata a un rischio maggiore di adenocarcinoma dell’esofago rispetto a chi non presenta Barrett, ma non è di per sé un tumore.

Anche le linee guida della European Society of Gastrointestinal Endoscopy (ESGE) dedicate alla diagnosi e alla gestione dell’esofago di Barrett definiscono criteri precisi per la sorveglianza endoscopica e per il trattamento delle alterazioni precancerose. L’obiettivo è proprio identificare le persone che presentano un rischio maggiore evitando controlli non necessari nelle persone a rischio molto basso.

Il reflusso gastroesofageo aumenta la probabilità di sviluppare il Barrett. Secondo le stime riportate dal NIDDK, circa il 5-15 per cento delle persone con malattia da reflusso gastroesofageo sviluppa un esofago di Barrett. Il Barrett, inoltre, non provoca necessariamente sintomi propri. Chi ne soffre può però avere contemporaneamente i disturbi legati al reflusso gastroesofageo.

Il ruolo della displasia

Il motivo per cui l’esofago di Barrett viene sorvegliato è soprattutto la possibile comparsa della displasia, cioè di cellule anomale nel tessuto modificato. Il NIDDK distingue la displasia in basso e alto grado, in base alle alterazioni osservate nelle cellule. La displasia di alto grado è associata a una probabilità maggiore di progressione verso il tumore rispetto alla displasia di basso grado o all’assenza di displasia. Anche in questo caso, dunque, è importante distinguere le diverse condizioni: esofagite, Barrett, displasia e tumore non sono sinonimi e non rappresentano necessariamente tappe obbligate di uno stesso percorso.

Quando il reflusso merita un approfondimento

Bruciore di stomaco e reflusso occasionale sono molto comuni e non significano automaticamente dover fare una gastroscopia. La valutazione cambia quando i sintomi diventano frequenti, persistono nel tempo oppure sono presenti altri fattori di rischio.

Secondo il NIDDK, il medico può valutare l’opportunità di eseguire accertamenti per l’esofago di Barrett nelle persone che presentano sintomi di reflusso almeno una volta alla settimana da cinque anni o più, associati ad altri fattori di rischio. Tra i fattori associati a una maggiore probabilità di Barrett, il NIDDK indica, tra gli altri, l’età superiore ai 50 anni, il fumo, l’eccesso di grasso addominale e una storia familiare di esofago di Barrett o adenocarcinoma esofageo.

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Kim Kardashian

Kim Kardashian e(Getty Images)

I sintomi da non ignorare

Ci sono poi alcuni segnali che meritano una valutazione medica indipendentemente dalla paura del tumore. Il NIDDK raccomanda di rivolgersi al medico soprattutto in presenza di difficoltà o dolore durante la deglutizione, vomito persistente, perdita di peso non intenzionale o segni di sanguinamento dell’apparato digerente, come sangue nel vomito o feci nere.

Quando il medico ritiene necessario approfondire, uno degli esami utilizzati è l’endoscopia digestiva superiore, comunemente chiamata gastroscopia. Permette di osservare direttamente la mucosa dell’esofago e, quando necessario, di prelevare piccoli campioni di tessuto. L’endoscopia con biopsia è utilizzata anche per diagnosticare l’esofago di Barrett, come spiega il NIDDK nella pagina dedicata alla diagnosi.

Kim Kardashian e la storia del padre

Nel caso di Kim Kardashian, il peso della storia familiare è evidente. Robert Kardashian morì nel settembre 2003, a 59 anni, per un tumore dell’esofago, poco tempo dopo la diagnosi. La nuova rivelazione della figlia e il collegamento con la malattia del padre fatto nel trailer sono stati riportati anche da Entertainment Weekly.

La famiglia Kardashian ha inoltre trasformato quell’esperienza in un impegno concreto: nel 2019 ha contribuito alla nascita del Robert G. Kardashian Center for Esophageal Health della UCLA, dedicato alle patologie dell’esofago, come ricorda People nella ricostruzione della nuova diagnosi di Kim.

Ma dalle informazioni rese pubbliche finora non è possibile stabilire alcun collegamento clinico tra l’esofagite di Kim Kardashian e il tumore che colpì suo padre. La sua storia offre invece l’occasione per chiarire una distinzione importante: avere un’esofagite non significa avere un tumore dell’esofago. In alcune persone, tuttavia, un reflusso gastroesofageo cronico può favorire lo sviluppo dell’esofago di Barrett, condizione associata a un aumento del rischio di adenocarcinoma. Individuare chi presenta realmente fattori di rischio e necessita di ulteriori controlli permette di fare prevenzione senza trasformare un disturbo molto comune in un motivo di allarme.

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