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L'analisi/ Il futuro dell?Onu è nella sua riforma

Дата публикации: 01-01-1970 00:00:00

I n questi giorni è andata in scena negli Stati Uniti la rappresentazione plastica del potere a livello mondiale. Da un lato, lo svolgimento dell'Assemblea generale dell'Onu a New...

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I n questi giorni è andata in scena negli Stati Uniti la rappresentazione plastica del potere a livello mondiale. Da un lato, lo svolgimento dell'Assemblea generale dell'Onu a New York, dall' altro, l'incontro a Washington di Xi Jinping e Donald Trump conclusosi con manifestazioni di soddisfazione da parte di entrambi all'insegna dell'esposizione di un resoconto di enormi progressi nei rapporti tra i due Paesi e dell'esigenza di coesistere in pace. Tutto, naturalmente, con ampio beneficio di inventario.

Dal canto suo, l'Assemblea dell'Onu è stata, questa volta, un po' meno della "messa cantata" periodica, se non altro per la durezza degli interventi, abbastanza però scontati, dello stesso Trump e, poi, dei leader israeliano Netanyahu, iraniano Pezeshkian e palestinese Abu Mazen. Naturalmente, l'Assemblea resta l'organo delle Nazioni Unite dove di fatto si espongono le posizioni degli Stati, ma non vi è alcuna possibilità di una sintesi, tanto meno deliberativa. Si potrebbe dire, se non fosse che in questo modo si svilisce ulteriormente la funzione, che l'evento evochi un "certamen", soprattutto tra le grandi potenze. Alla Casa Bianca, invece, con i due grandi della terra, si compiono i fatti, affrontando e assumendo alcuni impegni nonché scambi di punti di vista sul commercio e le relative limitazioni tra i due Stati, ma anche arrivando al cuore del principale tema: quello che, secondo il leader cinese, potrebbe fare scattare la "Trappola di Tucidide" con un conflitto tra una potenza consolidata e una in ascesa quali sono i due Paesi al confronto. Cioè,la fornitura di armi aTaiwan, da parte americana, e quella cinese all'Iran, entrambe da sospendere.

La prospettiva di una reciproca autolimitazione potrebbe concorrere a spianare la strada verso almeno una seria sospensione del conflitto. Ma vi sarà un'effettiva volontà in tal senso? Comunque ciò poteva accadere solo aWashington, non certo nell'Assemblea di New York, a testimonianza del formale superamento in corso del multilateralismo e della formazione in atto di un multipolarismo molto concentrato e con evidenti ambizioni egemoniche nei confronti di altri Paesi. Del resto, avendo osservato in questi ultimi anni la grave crisi del diritto internazionale e la completa inerzia delle istituzioni globali costituite successivamente all'istituzione dell'Onu e che da questa potevano trarre una qualche base di sostegno, mentre si continuava a parlare dell'esigenza di un nuovo ordine internazionale di fatto negato proprio da chi lo proponeva, le due fotografie a distanza, negli Usa, non avrebbero potuto essere diverse.

A questo punto il mondo, o comunque gli Stati aderenti all'Onu non possono accettare la progressiva trasformazione di quest'ultima in una sola sede di dibattito, fermo restando che le decisioni riguardanti i rapporti internazionali continuano a prendersi in altre sedi e con le possibili intese tra i più potenti del mondo, anche perché nuovi Paesi hanno un ruolo diverso nei confronti internazionali e le sorti della terra non possono essere demandate a due potenze. Queste, però, sono le stesse, insieme con altre, che impediscono una necessaria riforma dell'Onu che cominci conil superamento del potere di veto nel Consiglio di sicurezza. È utopistico il solo pensarlo? Si confiderebbe eccessivamente in una disponibilità a spogliarsi di poteri individuali? E il caso della famosa metafora del tacchino?Forse è così, ma una riforma ugualmente va promossa dai Paesi più sensibili al tema, accompagnando il proposto superamento del veto con garanzie sui quorum deliberativi e distinguendo tra materie e tra casistiche. In alternativa, si potrebbe pensare ad ampie rotazioni nella presenza negli organi. Anche altre soluzioni di estrema mediazione sono possibili.

Ma si è arrivati ad un punto in cui non è più possibile accettare lo "status quo". A patto che, ovviamente, si vedano anche le connessionitra il problema della riforma dell'Onu, il rilancio del diritto internazionale e delle istituzioni globali, una revisione dell'ordine economico internazionale che abbia come finalità una nuova Bretton Woods, tante volte auspicata, ma mai finora presa seriamente in considerazione. Se pensiamo ai rischi che il mondo corre, ambientali, bellici, digitali, finanziari, ne deriva che è quanto mai fondamentale soddisfare il bisogno di organismi che aiutino una coesistenza pacifica, che ripristinino la legalità violata a livello internazionale quando ciò accade, che operino costantemente per la pace. 

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