La Germania ha chiuso ieri con il voto nei Land di Berlino e del Macleburgo-Pomerania Occidentale la stagione elettorale 2026, offrendo ampi spunti di riflessione.
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La Germania ha chiuso ieri con il voto nei Land di Berlino e del Macleburgo-Pomerania Occidentale la stagione elettorale 2026, offrendo ampi spunti di riflessione.
L’iperdestra di AfD non ha avuto sul Baltico il trionfo raggiunto la settimana scorsa in Sassonia-Anhalt, dove tuttavia le mancano tre seggi su 83 per governare da sola. Ma esce primo partito anche nel Land Baltico spodestando, di poco, l’SPD da decenni alla guida del governo locale. E umiliando la CDU, fuori dal Parlamento per un soffio. E’ probabile comunque che non sarà AfD a guidare il Land. Diversi i risultati nel Land Berlinese, meno di 900 chilometri traguardi, una città-stato dove il parlamento locale funziona anche da consiglio comunale, e dove il leader del Land è anche sindaco della città. Vince laLinke, sinistra ultrà, Cdu al secondo posto, quarta Afd, dicono le proiezioni avanzate.
La stagione elettorale 2026, aperta a marzo dal Baden-Wurttemberg, ha visto una costante crescita AfD che raddoppiava i consensi dal 9 al 19%, e un netto avanzamento sempre a marzo anche in Renania-Palatinato, da 11 a 19%. Da allora l’ultradestra si è imposta come protagonista nazionale a pieno titolo, e il vero fenomeno centrale della politica tedesca. O viene ridimensionata, o la Germania e quindi l’Europa non sarà più la stessa.
La partita dell’Afd è lontana dall’essere conclusa, nonostante i successi schiaccianti a Est, anche perché le sue promesse di battaglia attraggono poco la consistente fascia degli elettori oltre i 60 anni, che hanno più memoria storica e restano affezionati allo stato sociale creato dai partiti centristi. AfD non guida ancora nessun governo regionale, si vedrà presto come ci riesce in Sassonia-Anhalt. Ma ha successo nella fascia tra i 35 e i 59 anni, che al 53% ha votato AfD in Sassonia, contro circa il 27% a livello nazionale, e fra i giovani maschi tra i 18 e i 24 anni.
In Germania quindi il Brandmauer , il muro di contenimento, non sta funzionando. Non vuol dire che il Paese non stia reagendo, Più di 150 istituzioni culturali, dell’Ovest e dell’Est, stanno formando una rete organizzata e già combattono l’iperdestra sul suo terreno propagandistico d’elezione, che è quello culturale. Sono costanti infatti le promesse di imbavagliare “il modo di pensare moderno” e “l’arte anti-tedesca” e le raccolte di firme “contro il disprezzo della Germania e della sua cultura”. Il tutto di chiaro sapore nazionalsocialista, perché sono echi di quella “cultura” che AfD spesso vuole riassettare e riaffermare.
Questa battaglia culturale tocca direttamente due dei nodi che saranno centrali, quando si voterà alle prossime elezioni federali, al più tardi nel febbraio 2029, ma probabilmente assai prima data le debolezza dell’attuale governo. Si tratta di Europa e di Russia. Ed è questo che rende i comportamenti elettorali tedeschi del momento un fatto di vitale importanza per tutti gli europei, dell’Unione e non.
I sondaggi anche recenti dicono che a Ovest l’Europa di Bruxelles è considerata una “buona cosa” dal 75% mentre a Est il tasso di gradimento, secondo uno studio sociologico dell’Università di Passau, scende al 62% . Scavando un poco, si vede poi come la Ue è considerata lontana, estranea alla storia dell’Est, poco accogliente per i funzionari dell’Est che in effetti sono assai pochi, mentre l’euro resta una moneta strana, non-tedesca o anti-tedesca, messa in mano al posto dell’assai più agognato marco. Fra le prime mosse che AfD promette, quando (e se) riuscirà a governare da Berlino l’intero Paese, c’è il referendum per l’uscita della Germania dall’euro . Che sarebbe un referendum per la fine dell’Unione Europea. Fra i plausi dei soliti amici sul Potomac, se saranno ancora gli stessi, e sulla Moscova. E vari anche in Europa.
Quanto alla Russia, nella Germania renana, bavarese, dell’Assia, di Amburgo e simili, i dati di ARD-Deutschlandtrend dicono che il 59% considera Mosca “una minaccia”,a considerarla un “partner stabile” è solo il 12%, un minimo toccato nell’inverno del 2022 dopo l’attacco all’Ucraina e da allora non cambiato. A Est il 59% vorrebbe anche una decisa azione diplomatica della Germania per avviare une vera trattativa di pace Mosca-Kiev. E’ strano, ma viene ignorato il fatto ormai più che noto, e da molti decenni, e più che verificato molte vote recentemente, che Mosca non tratterrà mai con gli europei. Perché mai li riconoscerà di pari rango. La visione russa dell’Europa è quella plasmata dalla realtà del 1945, e molto più vecchia ancora.
Ed è una visione che in Italia si stenta a rendere nota. Anche blasonati accademici, parlando spesso in alti consessi o alla tv, hanno insistito molto e insistono molto, mettendola al primo posto o comunque in alto fra le cause, sulla Russofobia europea, citandone spesso il testo fondante, il racconto di un lungo soggiorno russo del francese Astolphe de Custine, La Russie en 1839, pubblicato nel 1843. Gli europei sarebbero quindi stati educati a diffidare e a osteggiare la Russia. Ci sarà certo del vero. Chi cita de Custine però in genere si dimentica di citare, o cita impropriamente, Fyodor Tyutchev, che pubblicava in quegli stessi anni in Russia l’esatto contraltare del libro francese, testo fondante dell’altrettanto antica, e profonda, Eurofobia russa, con Tyutchev citato anche di recente dal Cremlino come maestro. Chi in politica scomoda la cultura , come l’AfD ad esempio, e i suoi alleati, dovrebbe tenere conto anche di queste cose.
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