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Juliette Lewis torna a Cape Fear dopo 35 anni: «La mia paura più grande? Perdere chi amo»

Дата публикации: 19-09-2026 06:00:00

Juliette Lewis l’ho conosciuta quando era una teenager. Aveva un caschetto di capelli scuri, due fossette e l’aria ingenua. Era vivace, divertente, sfacciata, originale, poi inaspettatamente si faceva reticente e timida: era difficile definirla, certo appariva differente dalle sue coetanee […]
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Juliette Lewis l’ho conosciuta quando era una teenager. Aveva un caschetto di capelli scuri, due fossette e l’aria ingenua. Era vivace, divertente, sfacciata, originale, poi inaspettatamente si faceva reticente e timida: era difficile definirla, certo appariva differente dalle sue coetanee che intervistavo in quegli anni.

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L’avevo incontrata in un hotel di Los Angeles per Kalifornia, il road thriller diretto da Dominic Sena dove nei panni di una Lolita sprovveduta diventava la complice perfetta del serial killer (interpretato da Brad Pitt). Era il 1993 e lei non aveva ancora 20 anni. Allungato alla meglio su una poltrona, capelli biondi lunghi e scomposti, un’aria vagamente insolente da padrone del mondo, Brad Pitt era lì che l’aspettava, paziente. Lui che, dopo Thelma e Louise, era l’idolo di tutte le adolescenti e le mamme americane. «È la mia ragazza, Juliette» dichiarava orgoglioso, «she is the best…».

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Non era il solo a pensarla così. Due anni prima con Cape Fear, il remake del celebre thriller diretto da Martin Scorsese, la giovane attrice losangelina aveva strappato una nomination all’Oscar come migliore attrice non protagonista, nel ruolo della provocante adolescente che succhia il pollice a Robert De Niro. Nel giro di pochi mesi Lewis era così diventata richiestissima: Interview Magazine, il periodico d’avanguardia fondato da Andy Wharol, le dedicava la copertina ritratta da Bruce Weber, e i fotografi di spicco facevano il diavolo a quattro per immortalarla nei loro servizi più esclusivi.

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Juliette Lewis in Cape Fear, la serie tv.

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Juliette Lewis, una carriera precoce e folgorante

Oliver Stone – tra i registi più popolari e controversi d’America – la sceglieva per il ruolo dell’assassina sexy del suo Natural Born Killer (Assassini nati), violenta e satirica metafora dell’America degli anni ’90 (e lei per questo ruolo vinceva a Venezia il Premio Pasinetti come miglior attrice nel 1994).

Per una ragione o per l’altra Juliette appare poi in una serie di film di poco rilievo e in pratica scompare dalla scena hollywoodiana. Va a vivere in Florida, insieme alla madre, entra in un centro di riabilitazione gestito dalla Chiesa di Scientology: «Troppo caos nella mia vita, troppe droghe e confusione, troppo senso di autodistruzione» dichiarerà in seguito. A 25 anni torna a Los Angeles trasformata, con una nuova forza interiore. In ogni modo è già una veterana: aveva iniziato a recitare a 12 anni e a 15 si era emancipata dalla famiglia così da poter lavorare come un adulto indipendente.

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Javier Bardem in Cape Fear.

Irrequieta e sempre alla ricerca di nuovi stimoli creativi, si dedica alla musica, sua altra passione, e nel 2004 esce il suo primo album con la band indie Juliette and the Licks. «Devo sempre trovare un modo di esprimermi, è una cosa profonda per me scrivere canzoni: unisci dramma, teatro e musica; per questo mi dà enorme soddisfazione suonare rock ’n’roll dal vivo e, un giorno, mi piacerebbe realizzare uno spettacolo rock ’n’ roll teatrale in stile Terry Gilliam». Me lo raccontava convinta durante un’intervista nel settembre del 2009, per Whip It! (Bliss è il titolo italiano), una commedia che segnava il debutto registico di Drew Barrymore.

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Un nuovo personaggio creato per lei

Oggi la incontro al London Hotel, in West Hollywood, dove sta promuovendo la serie televisiva della Apple Cape Fear, una re-immaginazione del classico soggetto, in dieci episodi scritti e prodotti da Nick Antosca, con Javier Bardem e Amy Adams nel ruolo dei protagonisti (e un sorprendente Joe Anders, il figlio di Sam Mendes e Kate Winslet, nella parte del figlio adolescente di Amy Adams). Juliette è ora Crystal, una figura misteriosa che riappare dal passato di Max Cady, un personaggio creato dalla penna di Antosca. «Era importante per me averla nella mia serie, perché lei ne fa parte di diritto, insieme a Gregory Peck e Robert Mitchum» (protagonisti del primo film nel 1962, ndr) dichiara oggi lo scrittore. «Solo lei sa dare un senso di reale vulnerabilità a momenti che potrebbero apparire manipolatori o superficiali, è capace di trasmettere l’autentica emozione di cui quei momenti sono intrisi».

Juliette Lewis And Jessica Lange In ‘Cape Fear’

Juliette Lewis e Jessica Lange in Cape Fear del 1991, film diretto da Martin Scorsese (Photo by Universal/Getty Images)

Sono passati 35 anni dal suo primo Cape Fear, ora Lewis di anni ne ha 53, eppure il suo entusiasmo adolescenziale è rimasto intatto: si racconta e scoppia a ridere, si ritrae, si muove in continuazione e chiacchiera animatamente. Una miscela di contraddizioni e emozioni contrastanti. Porta una lunga tunica color champagne, con gonna-pantaloni in tinta, i capelli lunghissimi, dà l’impressione di una star d’altri tempi. Perché lo è.

Aveva 18 anni quando girò il suo primo Cape Fear.
È stato per così dire la culla della mia vita creativa, e questo lo devo a Martin Scorsese che aveva puntato tutto sul mio istinto. C’erano momenti in cui andavo avanti per intuizione, non avendo idea di cosa fosse la cosa giusta da fare, e lui mi spingeva, insisteva… keep going, keep going, va avanti, spingi…

“Cape Fear” New York City Premiere

Con Brad Pitt alla première di Cape Fear a New York nel 1991. (Photo by Ron Galella/Ron Galella Collection via Getty Images)

Juliette, quasi tutti conosciamo Cape Fear, una storia che continua a dare un forte senso di disagio, di ansia, di paura. Lei come si sentiva su quel set, interpretando un personaggio sofferente e disturbato come Crystal?
Mi è piaciuto interpretare Crystal perché lo stalking e l’ossessione maniacale per altre persone sono situazioni interessanti, molto difficili da districare: le persone vivono nella propria realtà, e sono convinte di meritare il loro posto vicino a chi scelgono, ma la realtà dell’altro si frappone a questo desiderio.

Juliette Lewis And Woody Harrelson In ‘Natural Born Killers’

Con Woody Harrelson in Natural Born Killers film del 1994 diretto da Oliver Stone (Photo by Warner Brothers/Getty Images)

Trova la cosa interessante. Ci spieghi perché.
Mi piace sperimentare con tutto ciò che non comprendo appieno, per vedere se riesco a farlo mio. È uno di quei casi, quindi mi piace, mi attrae.

Non si è mai tirata indietro di fronte a ruoli psicologicamente estremi, anzi, sembrano stimolarla. Non ricordo di averla mai vista nella parte della fidanzatina tutta sorrisi e moine. Con Crystal ha toccato corde diverse, ha scoperto qualcosa di nuovo su sé stessa, o come attrice?
Crystal è sicuramente un personaggio che non avevo ancora interpretato. È la componente da “stalker” che mi affascinava: fingere di non avercela con qualcuno, pur restando ostinatamente nel suo spazio vitale. Quindi, quando Crystal appare per la prima volta – mentre Max Cady è al centro dell’attenzione con una donna – e io arrivo… be’, è come se nascondessi coltelli dietro la schiena, eppure sorrido per apparire accogliente, calorosa e disponibile. Mi piace giocare coi contrasti emotivi. Ho imparato ad approfondire sentimenti e comportamenti a me ignoti. Sono cose che mi divertono perché rispecchiano il caleidoscopio della realtà umana.

Juliette Lewis: «La mia più grande paura»

Qual è la sua paura più grande? Cosa la spaventa o la preoccupa veramente?
No, non sono i ragni o i topi. È una cosa nuova: la morte, la morte delle persone che amo. Non la mia morte. È che… non ho più mio padre e mi prendo cura di mia madre. Sono momenti della vita inevitabili, con cui bisogna fare i conti, e affrontarli con serenità. Su un piano più trito, confesso che vedere un topo ancora oggi mi terrorizza.

Quando interpreta un personaggio così cupo, torna a casa e con una bella doccia si scrolla tutto di dosso. Oppure continua a ragionarci su…
Ogni personaggio che interpreti ti resta cucito addosso. Recitare per me è convocare, chiamare a raccolta nei miei pensieri e nel mio corpo emozioni inaspettate. È un’esperienza che a volte mi lascia senza fiato. “Farà poi bene al mio sistema nervoso? Cosa mi succederà?” mi domando spesso. Così bevo i miei bravi elettroliti, inghiotto del magnesio, esco per una passeggiata e accarezzo i miei cani. Tutto allora mi pare scivoli via. Grazie mille per la sua intervista.

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